|
VERSO
IL GIARDINO IBLEO
CHIESA DELLA MADDALENA
Questa
chiesa esiste fin dal 1500 e fu subito restaurata dopo il terremoto
del 1693. Il prospetto è molto semplice e non presenta nulla
di particolare se non un piccolo campanile con tre campane. L'interno
è a una sola navata, presenta negli altari di destra due
quadri dell'800, raffiguranti le Anime del Purgatorio e San Tommaso.
Nella Cappella centrale un pregevole quadro dell'Abate ragusano
Franzo Nicastro, raffigurante Santa Maria Maddalena. Nella Cappella
di sinistra, dove godeva lo jus patronatus la famiglia Nicastro
e dove di può vedere lo stemma del Casato, si può
ammirare un secentesco altare in stile barocco con un Crocifisso
e un quadro dell'Immacolata. Pregevole un paravento in legno del
'600, posto davanti all'ingresso, con un dipinto raffigurante il
sacrificio di Abramo.
CHIESA DELLA SANTISSIMA TRINITÀ
Originariamente
fra le Chiese minori del paese, divenne Oratorio della Casa Monelli,
sicuramente esisteva già nel 1542. Esternamente molto semplice,
possiede anche un piccolo campanile sulla sommità. È
rimasta aperta al culto per cura della famiglia Monelli che, appunto,
la possedeva come oratorio privato, avendone anche diretta comunicazione
con la casa. Sull'unico altare della Chiesa un pregevole quadro
della Santissima Trinità con in basso San Filipponeri celebrante
messa. Sulle pareti dipinti di autore anonimo dedicati a San Giacomo
e a San Giuseppe.
CHIESA DI SAN TOMMASO
Originariamente
Chiesa di Santa Maria di Valverde, risalente al 1300 con annesso
Monastero, dopo il terremoto del 1693 fu Convento e Chiesa dell'Ordine
delle Suore Carmelitane. Nel 1893 il Convento venne espropriato
e adibito ad asilo infantile, intitolato a Giambattista Marini.
La Chiesa fu destinata ad accogliere la Parrocchia di San Tommaso,
per poi essere assegnata, in tempi recenti ai Frati Minori Conventuali.
La Chiesa faceva parte di un enorme complesso architettonico, che
somigliava più a una vecchia dimora feudale che a un cenobio
femminile ; la parte riservata al tempio sacro oltre che di piccole
proporzioni è assai semplice con un portale in stile neoclassico
sovrastato da un finestrone con intagli, a sinistra un campanile
con tre archi di cui il centrale sormontato da una testina d'angelo.
Il cornicione in cima al campanile viene attribuito alla scuola
del Gagliardi. L'interno è a forma ovale, sulla sinistra
si può ammirare un fonte battesimale in pietra asfaltica,
più avanti due quadri raffiguranti la Natività e il
Rapimento in cielo del profeta Elia. Sulla destra quadri di Santa
Maria Maddalena dei Pazzi e un settecentesco quadro della Pietà.
Sulle pareti di entrambi i lati si notano balconcini e finestrelle
con grate monacali. Sull'altare centrale un quadro raffigurante
la Vergine del Carmelo, seduta su un trono di nuvole mentre consegna
l'abito carmelitano a San Simone Stock. Sulla volta un dipinto della
Madonna del Carmelo con altri Santi Carmelitani. Nella Chiesa una
statua raffigurante l'Apostolo titolare nell'atto di toccare con
l'indice il costato di Cristo Risorto. In tempi antichi le suore
carmelitane venivano seppellite nei sotterranei della chiesa, a
testimonianza di ciò, sul pavimento vicino all'uscita, si
nota una scritta in latino che, tradotta, recita : "le prudenti
vergini del Carmelo, abbandonando qui le mortali spoglie, volavano
allo Sposo Padre Celeste".
Arrivati all'ingresso del Giardino Ibleo, prima di visitare la
elegante villa e le Chiese al suo interno si possono ammirare, ai
due lati dell'ingresso principale, la chiesa di San Vincenzo a sinistra
e il portale di San Giorgio più in basso sulla destra.
CHIESA DI SAN VINCENZO FERRERI o SAN DOMENICO
Il
tempio, da lungo tempo oggetto di recupero e restauro, che si trova
a sinistra dell'ingresso del Giardino Ibleo, è quello della
antica Chiesa di San Vincenzo Ferreri, un tempo facente parte di
un grosso complesso che comprendeva anche il Convento dell'ordine
Dominicano, quest'ultimo da tempo demolito e trasformato a sede
di scuole pubbliche.
Chiesa e Convento erano forse i più antichi di Ibla, dopo
quelli di San Francesco : sorsero intorno al 1509 per opera del
Padre predicatore Vincenzo Pistoia, compagno di San Vincenzo Ferreri
e furono poi ricostruiti dopo il terremoto, intorno al 1728. Impropriamente
il titolo di dedica venne poi attribuito alla Madonna del Rosario,
forse per la presenza di un dipinto a Lei dedicato sull'altare maggiore,
per poi essere dedicato a San Domenico quando la Chiesa divenne
proprietà dell'Ordine.
Restano da ammirare il semplice prospetto ad ordine unico, chiuso
da due paraste e da una balaustra in alto, con unico portale a colonne
con capitelli corinzi e timpano spezzato con sovrastante finestra
e la cella campanaria, caratteristica per la copertura a bulbo rivestito
di ciottoli policromi.
L'interno era andato quasi del tutto distrutto e abbandonato anche
a seguito del crollo della volta : vale la pena di accennare ai
capolavori che erano all'interno del tempio e che sono attualmente
in corso di restauro, basandosi su vecchie testimonianze e sugli
scarsi reperti fotografici : veramente pregevoli erano gli stucchi
che caratterizzavano tutta l'architettura interna.
La Chiesa è ad unica navata con tre altari per lato e un
abside semicircolare : i due altari al centro della navata erano
caratterizzati da inserti fogliacei e floreali a spirale che circondano
le colonne ; lo spazio absidale era definito all'ingresso da tre
colonne per lato di cui le centrali spiraliformi con testine alate
e drappeggi in basso e doppie testine alate sopra i capitelli. Pregevole
il vano absidale, illuminato da un occhio circolare e da due finestre
laterali, che comprende un altorilievo in stucco con la Gloria di
Dio Padre tra nuvole, raggi, serafini, cherubini e angeli musicanti
, che reggono in trono Dio Padre con le braccia aperte sopra la
Colomba dello Spirito Santo ; le cornici sono definite da fasci
di fiori con scene di campagna e di città.
La Chiesa era altresì arricchita da numerose tele, quali
la Madonna del Rosario con i Santi Domenico, Caterina e Vincenzo
Ferreri, un San Domenico e un Martirio di San Pietro. Queste tele
furono fatte dipingere dopo il 1735, epoca in cui fu terminato il
lavoro degli stucchi ; nello stesso periodo furono commissionate
12 tele di cui 6 con i Misteri Gloriosi e 6 con i Misteri gaudiosi,
da sistemare tra gli altari con i temi di San Vincenzo Ferreri,
San Giuseppe, San Raimondo e il Crocefisso.
Pregevole il tetto a tavole dipinte, che è andato del tutto
disperso.
|